IL MITO DI SISIFO di Albert Camus

15.02.2026

Perché lo consigliamo?

Perché questo testo parte da un'immagine semplice e potente: Sisifo, nella mitologia greca, è condannato a spingere per l'eternità un masso su per una montagna; ogni volta che arriva in cima, il masso rotola giù e lui deve ricominciare.

Perché Camus usa il mito per parlare di noi; il libro affronta un tema radicale — il senso dell'esistenza. Se tutto sembra destinato a rotolare a valle, vale la pena continuare? E la risposta che offre non è consolatoria, ma nemmeno disperata. È lucida, coraggiosa, e ci invita a non smettere di vivere anche quando le certezze mancano. 


Cosa ci è piaciuto di più?

Che Sisifo possa essere immaginato felice. Non perché la sua condanna sia meno dura, ma perché è consapevole della sua condizione. Sa che il masso ricadrà, eppure continua. E in quella discesa verso valle, quando torna al suo masso, è padrone di sé stesso. Camus suggerisce che proprio in questa consapevolezza — nell'accettare l'assurdo senza cercare illusioni — possa nascere una forma di libertà. È una visione forte, quasi provocatoria, e profondamente umana.


C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

È un saggio filosofico e si sente. Il linguaggio è quello di un giovane che si confronta con i grandi temi dell'esistenzialismo, e non sempre risulta immediato. Chi si aspetta una storia o una risposta rassicurante potrebbe restare spiazzato: Camus non consola, non offre soluzioni semplici. Propone piuttosto una riflessione rigorosa sulla fatica del vivere, proprio come quella di Sisifo con il suo masso.
 

Frase da sottolineare:

«Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice. »  

 

Proposta di lettura che arriva da Manuela Costantini.

Curiosità: Questo saggio fu pubblicato nel 1942, in piena occupazione nazista della Francia. Camus lo scrisse in un periodo di forte crisi storica e personale: il tema dell'assurdo non è solo filosofico, ma profondamente legato al clima di smarrimento dell'epoca. Nella prima edizione francese mancava il capitolo dedicato a Franz Kafka. Fu aggiunto solo in una seconda edizione, perché inizialmente Camus non aveva ottenuto i diritti necessari per citarlo.


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