L'INVENZIONE DI MOREL di Adolfo Bioy Casares

15.02.2026

Perché lo consigliamo?

Perché è un romanzo breve ma densissimo, capace di fondere filosofia, fantascienza e sentimento in modo sorprendentemente attuale. È una storia che parla di solitudine, desiderio e ossessione, ma anche di memoria e di realtà, ponendo una domanda inquietante: cosa siamo disposti a sacrificare pur di fermare il tempo e rendere eterno ciò che amiamo? È uno di quei libri che si leggono in poche ore ma continuano a lavorare dentro molto a lungo. 


Cosa ci è piaciuto di più?

L’eleganza con cui Bioy Casares costruisce il mistero, senza mai appesantirlo. L’atmosfera sospesa dell’isola, il senso di straniamento costante e la progressiva rivelazione dell’invenzione sono dosati con grande precisione. Ma soprattutto ci ha conquistato la componente emotiva: l’amore silenzioso e impossibile del narratore per Faustine è struggente proprio perché non dichiarato, filtrato attraverso lo sguardo di chi osserva senza poter intervenire. La fantascienza qui non è mai fine a se stessa, ma diventa strumento per parlare di desiderio e perdita.


C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

Il distacco emotivo dello stile può lasciare inizialmente freddi. Bioy Casares sceglie una narrazione controllata, quasi clinica, che non concede grandi esplosioni sentimentali. Tuttavia, è una freddezza apparente: proprio questa misura rende ancora più perturbante la vicenda e amplifica il senso di solitudine che attraversa tutto il romanzo.
 

Frase da sottolineare:

«Ho compreso che vivere accanto a un’immagine eterna è meglio che vivere accanto a una donna mortale. Ho compreso che l’amore non desidera essere corrisposto, ma soltanto continuare. »  

 

Proposta di lettura che arriva da Maria Rosaria Vitalone.

Curiosità: Jorge Luis Borges definì L’invenzione di Morel «un capolavoro di immaginazione rigorosa» e ne curò la prefazione. Il romanzo ha influenzato profondamente molta narrativa e cinema successivi, da La Jetée di Chris Marker fino a Lost. Bioy Casares lo scrisse a soli ventisette anni, dimostrando una maturità narrativa straordinaria e una capacità rara di unire speculazione filosofica e racconto emotivo .


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