BARTLEBY LO SCRIVANO di Herman Melville

15.03.2026

Perché lo consigliamo?

Perché è uno di quei racconti che, pur nella loro apparente semplicità, aprono interrogativi profondi sull'esistenza, sul lavoro e sul rapporto tra individuo e società. Herman Melville costruisce una storia minimale - un ufficio, un copista, una routine - ma da questa normalità nasce qualcosa di inquietante e universale. Bartleby non si ribella apertamente, non protesta, non combatte: semplicemente smette di aderire alle regole del mondo. Ed è proprio questa forma silenziosa di resistenza a rendere il racconto ancora oggi attuale. 
 

Cosa ci è piaciuto di più?

La forza simbolica del personaggio di Bartleby. Con poche parole e pochi gesti diventa una figura enigmatica, quasi metafisica, capace di mettere in crisi l'ordine razionale dell'ufficio e le certezze del narratore. Il racconto è costruito con grande equilibrio tra ironia e inquietudine: Melville osserva i suoi personaggi con uno sguardo lucido, a tratti divertito, ma lascia emergere lentamente una dimensione più profonda, fatta di solitudine e incomunicabilità. È sorprendente come un testo così breve riesca a generare interpretazioni filosofiche, sociali e persino esistenziali.


C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

La natura volutamente enigmatica del racconto può lasciare alcuni lettori con la sensazione di non avere una risposta chiara. Melville non spiega Bartleby, non scioglie davvero il mistero che lo circonda. Tuttavia è proprio questa ambiguità a rendere il testo così potente: più che offrire una conclusione, il racconto invita il lettore a interrogarsi. 
 

Frase da sottolineare:

«Preferirei di no», disse con calma. Non mostrava né agitazione né insolenza. Sembrava piuttosto che quella risposta fosse il risultato di una decisione tranquilla e irrevocabile. 

 

Proposta di lettura che arriva da Maria Rosaria Vitalone.

Curiosità:  Quando scrisse il racconto (1853), Herman Melville sembra stesse vivendo un momento molto difficile della sua carriera. Il suo grande romanzo Moby-Dick, oggi considerato un capolavoro, all'epoca era stato un fallimento commerciale e critico. Melville si trovava quindi in una situazione di frustrazione economica e creativa, e molti studiosi hanno visto in Bartleby una sorta di alter ego silenzioso dello scrittore: qualcuno che smette di partecipare al meccanismo produttivo e sociale che gli viene imposto. In questa lettura il celebre «Preferirei di no» diventa quasi una risposta simbolica al mondo editoriale e alla società del lavoro.


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