DICERIA DELL'UNTORE di Gesualdo Bufalino

14.09.2025

Perché lo consigliamo?

Perché è un romanzo che trasforma la malattia e la vicinanza alla morte in un esercizio di lucidità: non un culto del dolore, ma una meditazione luminosa su come si impara a vivere proprio quando si è costretti a fare i conti con la fine. Nel sanatorio sospeso fuori dal tempo, la voce narrante intreccia ironia e pietas, eros e thanatos, regalando pagine di una bellezza verbale rara. È uno di quei libri che restano addosso, perché parlano a tutti: al timore, al desiderio, alla memoria.

 

Cosa ci è piaciuto di più?

La lingua: sontuosa, musicale, intarsiata di immagini e aforismi che si scolpiscono in testa senza mai scadere nell’enfasi facile. L’atmosfera del “tempo in quarantena” è resa con una grazia quasi teatrale, e i personaggi - fragili, vanitosi, coraggiosi - sono guardati con una misericordia severa che li rende veri. Colpisce come la lingua, elegante e “classica”, abbia lampi moderni: la bellezza della scrittura si scontra con la durezza di ciò che racconta; un continuo cortocircuito fra bellezza e rovina che tiene alta la tensione emotiva fino all’ultima pagina.
 

C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

Per chi cerca una trama veloce, la struttura contemplativa e il preziosismo lessicale possono risultare impegnativi: Bufalino chiede tempo, orecchio e disponibilità ad assaporare la frase più che a “sapere come va a finire”. Ma sono limiti che nascono dalla stessa poetica che rende il libro unico: basta accettare il passo lento e lasciarsi portare.


Frase da sottolineare:

“La morte naturale non esiste: ogni morte è un assassinio. E se non si urla, vuol dire che si acconsente.”

 

Questo libro ci viene consigliato da Manuela Costantini.  

Curiosità: Bufalino non era uno che cercava la ribalta con ambizione editoriale: fu spinto a mostrare il manoscritto da personalità come Leonardo Sciascia ed Elvira Sellerio. In altri termini, non fu pubblicato perché Bufalino “voleva”, ma perché altri riconobbero un valore nascosto nel suo lavoro, insistettero..
Il film Diceria dell’untore è del 1990, diretto da Beppe Cino. Attori principali sono Franco Nero, Vanessa Redgrave, Fernando Rey, Lucrezia Lante della Rovere, Remo Girone.


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