Perché lo consigliamo?
Perché è un romanzo che, pur raccontando uno spazio ristretto, riesce a restituire un intero mondo. Naguib Mahfuz ci porta in un vicolo di Il Cairo, in un microcosmo fatto di desideri, illusioni e limiti sociali, dove ogni personaggio sembra muoversi tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. È una storia profondamente umana, che parla di aspirazioni e frustrazioni, di libertà sognata e realtà che trattiene. L'autore senza bisogno di effetti o forzature, riesce a mostrarci quanto le vite degli altri possano somigliare alle nostre.
Cosa ci è piaciuto di più?
Colpisce la coralità del racconto. Il vicolo non è solo un luogo, ma una presenza viva, che osserva, trattiene e in qualche modo determina il destino di chi lo abita. I personaggi sono complessi e l'autore sa far emergere le loro fragilità con grande naturalezza, senza giudizio alcuno. La scrittura è limpida, ma capace di suggerire molto più di quanto espliciti: dietro la quotidianità si percepisce costantemente una tensione, un desiderio di altrove che non trova mai davvero compimento.
C’è qualcosa che non abbiamo gradito?
Il ritmo, in alcuni passaggi, può sembrare lento per chi è abituato a narrazioni più dinamiche. La storia procede per accumulo di situazioni e personaggi, più che per svolte improvvise. Tuttavia, è proprio questa lentezza a costruire l’atmosfera del romanzo: un tempo che sembra sospeso, quasi immobile, come quello del vicolo stesso.
Frase da sottolineare:
«Ognuno di noi sogna una vita diversa, ma finisce per restare dove il destino lo ha posto.».
Proposta di lettura che arriva da Maria Rosaria Vitalone.
Curiosità: Naguib Mahfuz, premio Nobel per la Letteratura nel 1988, è considerato uno dei più grandi narratori del mondo arabo. Vicolo del mortaio è una delle sue opere più rappresentative e ha avuto anche un adattamento cinematografico nel 1995 con il titolo Nel cuore della città, diretto da Jorge Fons e con protagonista Salma Hayek,