IL POSTO DELLE FRAGOLE di IngmarBergman

30.11.2025

Perché lo consigliamo?

Perché è un libro che ferma il tempo. Bergman riesce in qualcosa di raro: trasformare una sceneggiatura in vera letteratura, senza perdere limpidezza né potenza.

Il viaggio del professor Isak Borg da Stoccolma a Lund diventa un attraversamento dell’anima, dove ricordi, sogni e presente scivolano uno dentro l’altro con naturalezza inquietante.

Perché è un libro che, con una scrittura essenziale e lucidissima, scava con precisione chirurgica nei luoghi della memoria. Bergman mette il lettore nella mente di Isak Borg, accompagnandolo in un viaggio tra ricordi, sogni e rimorsi che è personale e universale. 


Cosa ci è piaciuto di più?

La potenza del simbolismo: le fragole non sono solo un luogo dell’infanzia, ma il punto segreto in cui ciò che siamo stati continua a vivere. Bergman non lo spiega, ce lo fa sentire: è questo che rende il libro così potente.

I sogni che sono scritti con la stessa logica dei sogni veri: frammenti nitidi e insieme misteriosi. L’incubo iniziale — l’orologio senza lancette, la strada vuota, il funerale — è memorabile proprio perché è semplice, diretto, archetipico.

E poi Isak Borg: un uomo difficile, egoista, a tratti sgradevole, che però nel corso del viaggio diventa comprensibile, quasi commovente. Bergman lo mostra nella sua complessità senza giudicarlo né assolverlo.
 

C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

La struttura a episodi — sogni, ricordi, incontri — può disorientare chi preferisce una narrazione lineare.

Non c’è azione, né suspense: tutto è psicologico, simbolico, a volte persino rarefatto.

Ma questa “lentezza” è anche ciò che permette al libro di essere profondo.


Una frase da sottolineare:

Isak: Dov'è andata?

Sten: Lo sa, no? Via, lontano: tutti spariti. Non sente il silenzio che c'è? Una perfetta operazione chirurgica. Ogni cosa è stata asportata: più niente che dolga, più niente che sanguini o palpiti.

Isak: C'è veramente un grande silenzio.

Sten: Nel suo genere è un capolavoro, professore.

Isak: E qual è la punizione?

Sten: Qual è? Non saprei. La solita, immagino.

Isak: Cosa sarebbe la solita?

Sten: È chiaro: la solitudine.

Isak: La solitudine?

Sten: Già: la solitudine.

Isak: E non vi sarà clemenza?

Sten: Non lo chieda a me, non è compito mio.


Manuela Costantini  consiglia la lettura di questo libro ma, aggiunge, di guardare il celebre omonimo film diretto dallo stesso Bergman (1957) che amplifica visivamente la potenza delle immagini interiori presenti in questo testo.


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