LA PAGA DEL SABATO di Beppe Fenoglio

04.01.2026

Perché lo consigliamo?

Perché è un romanzo potente, capace di condensare in poche pagine tutti i temi centrali di Fenoglio: l’insoddisfazione, l’amore, la disillusione e la guerra partigiana. È un libro sulla libertà — libertà di dominare il destino, di amare secondo il proprio istinto, di combattere per ciò in cui si crede. Fenoglio arricchisce gli schemi del neorealismo con un'attenzione straordinaria all'interiorità del protagonista e alle relazioni umane, creando un ritratto psicologico di grande profondità. La scrittura è capace di regalare pagine di misurata grandezza che restano impresse.
 

Cosa ci è piaciuto di più?

Quello che colpisce maggiormente è la complessità di Ettore, un ex partigiano che non riesce a rassegnarsi alla monotonia della vita civile e cerca disperatamente di sentirsi "la vita in pugno". Fenoglio riesce a mostrare come l'amore in questo personaggio sia inseparabile dalla violenza: i rapporti con la madre e con Vanda sono scontri continui che sfociano in dimostrazioni d'affetto così intense da sfiorare la brutalità. Questo amore violento diventa il risvolto più intimo della Resistenza stessa — Ettore ha combattuto volontariamente per un ideale, legando il sentimento alla violenza della battaglia.


C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

Il romanzo, scritto alla fine degli anni Quaranta, ma pubblicato nel 1969, è una delle prime opere letterarie dello scrittore e, come disse Calvino, può risultare, talvolta, «trascurato nel linguaggio». Ma in fondo è proprio questa "ruvidezza" che racconta perfettamente la durezza dei personaggi.


Frase da sottolineare:

«Io non mi trovo in questa vita, e tu lo capisci ma non ci stai. Io non mi trovo in questa vita perché ho fatto la guerra. Ricordatene sempre che io ho fatto la guerra, e la guerra mi ha cambiato, mi ha rotto l’abitudine a questa vita qui. Io lo capivo fin d’allora che non mi sarei poi ritrovato in questa vita qui.»

 

Proposta di lettura che arriva da Manuela Costantini.

Curiosità: Fenoglio scrisse questo libro negli anni Cinquanta, ma fu pubblicato postumo nel 1969, sei anni dopo la sua morte. Come spesso accade con Fenoglio, il testo è arrivato ai lettori solo dopo un lavoro editoriale sui manoscritti.


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