Perché lo consigliamo?
Perché è un romanzo che lavora in sottrazione, ma lascia un’eco profondissima. Marilynne Robinson racconta l’abbandono, la precarietà e la ricerca di una forma di appartenenza attraverso una scrittura limpida e contemplativa. È un libro che parla di case e di assenze, di sorelle e di madri, ma soprattutto di quel fragile equilibrio tra radicamento e fuga. Lo consigliamo perché non offre soluzioni, non consola in modo facile, ma accompagna il lettore in una meditazione silenziosa sulla solitudine e sulla libertà..
Cosa ci è piaciuto di più?
L’atmosfera. Robinson riesce a trasformare il paesaggio — il lago, la casa, la luce che cambia — in una presenza viva, quasi un personaggio. Tutto è avvolto da una quiete inquieta, da un senso di sospensione che riflette l’interiorità della narratrice. Ci ha colpito la delicatezza con cui viene raccontata la marginalità, senza giudizio e senza retorica. E poi la lingua: poetica, ma mai artificiosa. Ogni frase sembra misurata, necessaria, capace di suggerire più di quanto espliciti.
C’è qualcosa che non abbiamo gradito?
Il ritmo lento e meditativo può risultare distante per chi cerca una trama più strutturata o eventi marcati. È un romanzo che richiede attenzione e disponibilità all’ascolto, più che un desiderio di azione. In alcuni momenti la rarefazione narrativa può sembrare eccessiva, ma è proprio questa scelta a definire la sua identità: Le cure domestiche non vuole raccontare una storia nel senso tradizionale, vuole restituire uno stato dell’anima.
Frase da sottolineare:
«Le famiglie sono sempre in bilico tra il desiderio di restare e quello di scomparire. E noi restiamo finché possiamo, come case costruite troppo vicino all’acqua. »
Proposta di lettura che arriva da Maria Rosaria Vitalone.
Curiosità: Le cure domestiche (Housekeeping, 1980) è il romanzo d’esordio di Marilynne Robinson ed è stato finalista al Premio Pulitzer. È considerato uno dei grandi romanzi americani del secondo Novecento e ha influenzato profondamente la narrativa contemporanea per il suo stile contemplativo e la sua attenzione alla dimensione spirituale dell’esistenza. Robinson è anche saggista e insegnante, e la sua scrittura riflette un forte dialogo tra letteratura, filosofia e teologia .